Istruzione e marginalizzazione

4 January 2016
Redazione
Minore istruzione significa anche  condizioni di salute più difficili e marginalizzazione nella vita sociale del proprio paese.
Il 15 dicembre scorso  è stato presentato l’annuale Human Development Report, pubblicazione editorialmente indipendente del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Il Rapporto indaga la condizione dell’uomo, con un approccio che non riduce il benessere umano e l’analisi della condizione di vita delle popolazioni nel mondo al solo indice di ricchezza di un’economia, ai valori del PIL.
Rapporto
L’analisi proposta si concentra sulle persone e sulle opportunità e le scelte che sono loro offerte. Il Rapporto 2015 insiste sul lavoro come strumento di progresso e di sviluppo umano poiché un “lavoro dignitoso non arricchisce soltanto l’economia ma la vita delle persone”.
Un ruolo rilevante è riconosciuto all’educazione che ha un impatto assai più ampio di quello spesso indagato, relativamente all’incremento dello status economico o delle opportunità di impiego. Come ha osservato Andreas Schleicher, in tutte la nazioni per le quali sono disponibili dati comparativi, gli adulti con basse competenze sono anche quelli maggiormente esposti a condizioni di salute meno favorevoli, hanno minore fiducia nei loro governanti e si sentono oggetti, piuttosto che attori nei processi politici e sociali.
Ma non è solo questione di accesso all’istruzione, quanto di qualità dei processi formativi che oltretutto non possono essere ricondotti esclusivamente all’istruzione formale. Se in passato compito della formazione era di trasmettere conoscenza, riducendo il sapere in unità trasferibili e manipolabili e di insegnare le tecniche per la gestione del patrimonio culturale,  oggi a questi compiti si aggiunge una particolare enfasi sullo sviluppo di atteggiamenti di apertura mentale, di curiosità, di abilità nell’individuare connessioni tra idee che sembrano tra loro lontane e prive di relazione. E’ sempre più importante saper lavorare in team, avere capacità di negoziazione e poter condividere i risultati ottenuti, anche oltre i propri confini nazionali. E questo non solo, come vorrebbero alcuni, per la crescita delle economie, ma principalmente avendo come obiettivo quello sviluppo dell’umanità che non può essere schiacciato sul PIL ma che soddisfa esigenze essenziali, come migliori condizioni di salute e di benessere psicofisico, e si traduce in cittadinanza consapevole e attiva partecipazione alla riduzione delle disuguaglianze e delle ingiustizie.

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