Valutazione? Reputazione?

16 July 2015
Admin
La valutazione della performance si arricchisce anche nella scuola italiana di dati reputazionali, fondati sulla percezione di coloro che utilizzano il servizio esaminato.
La strada era già stata aperta dai progetti Valorizza e Vales. Quest’ultimo, che ha fatto da apripista al modello del Rapporto di autovalutazione diffuso nelle istituzioni scolastiche, utilizzava questionari offerti alla compilazione on line da parte di genitori, alunni e docenti.
Il format del Rapporto di autovalutazione di cui al Dpr 80/2013, reso obbligatorio nel corrente anno scolastico, prevede l’uso di questionari per la rilevazione della percezione della qualità del servizio. Almeno in fase di avvio del sistema, il Ministero ha ritenuto di lasciare alle scuole la scelta se avvalersi o meno di questi strumenti di rilevazione.
Anche nella appena licenziata legge di riforma del sistema di istruzione sono stati evocati sistemi di valutazione reputazionali, con l’introduzione, tra i criteri generali per la valutazione dei dirigenti scolastici, dell’apprezzamento “del proprio operato all’interno della comunità professionale e sociale”, mentre non si trova alcun riferimento a dati di customer satisfaction tra i criteri per la valorizzazione del merito del personale docente.
D’altra parte la tendenza a considerare dati reputazionali è estremamente diffusa ed utilizzata anche in altri settori, persino a livello di macrosistema.
Vi sono indagini volte a costruire indici della reputazione dei diversi paesi. Ad esempio l’Italia risulta essere al 69° posto per i livelli di percezione della corruzione nel settore pubblico su 175 nazioni considerate (Corruption perceptiomns index 2014). Se invece si considerano la sicurezza del paese, la bellezza del paesaggio, il livello di accoglienza, le politiche socio-economiche ecc. allora l’Italia sale al 14° posto, guadagnando due posizioni rispetto alle precedenti rilevazioni. E’ quanto si evince dalla lettura del CountryRepTrak 2015 che misura le reputazione di 55 paesi. La ricerca indaga l’apprezzamento di cui gode ogni nazione, esaminata utilizzando 16 indicatori ed avvalendosi di questionari on line.
La reputazione è definita attraverso un mix di fattori emozionali e razionali e può risentire di preconcetti e luoghi comuni. E’ inoltre spesso anche influenzata da campagne di comunicazione e dalla capacità di narrazione di sé di cui ogni paese è dotato..

Come definire la reputazione?

Secondo quanto riportato da Event Report,  a livello emozionale, la reputazione è definita come il grado di fiducia, positività, ammirazione e rispetto che le persone hanno per quel paese, e a livello razionale è determinata da 3 fattori: la sua attrattiva oggettiva (la “bellezza” intrinseca, la qualità della vita, abitanti amichevoli e ospitali); l’efficacia della governance (sicurezza, efficienza, politiche sociali ed economiche etiche e progressiste, contesto favorevole per fare business); il grado di sviluppo dell’economia (prodotti e servizi di qualità, notorietà dei brand, livello di istruzione, contributo alla cultura, avanzamento tecnologico). Una percezione positiva del paese in questi 3 ambiti determina, da parte delle persone, comportamenti di “supporto” al paese – disponibilità a visitarlo, lavorarci, investirci, acquistarne i prodotti, partecipare a eventi che vi si svolgono – generando così una catena di valore che ne incrementa ulteriormente la reputazione.”
Altra misura interessante che il Rapporto restituisce è quella della distanza tra la percezione esterna e quella che i paesi hanno di se stessi. Una sorta di rilevazione di autostima che è stata effettuata su 22 delle nazioni considerate. L’Italia è il paese che registra il più alto divario tra reputazione esterna ed interna: gli italiani sono molto critici verso il loro paese e coltivano livelli di apprezzamento decisamente più bassi di quelli degli osservatori stranieri.
Appare dunque evidente che i dati reputazionali non solo risentono di effetti distorsivi legati alla presenza di stereotipi, ma dipendono anche dal punto di vista dell’osservatore. E’ però anche vero che un alto tasso di fiducia ed una buona reputazione costituiscono condizioni ideali per ottenere migliori risultati nelle relazioni e nei rapporti con i nostri interlocutori . . .

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